Prefazione di Domiziana Giordano



Mi sono sempre chiesta come potesse evolversi l’eco della composizione di un’inquadratura, quali potessero essere gli effetti collaterali dell’emozione che provoca un’immagine e quanti punti di vista potessero esserci in uno sguardo.

Mi interessano i processi cognitivi che portano il segno dell’immagine a trasformarsi in oggetto tramite la mediazione di un interpretante, cioè l’intrusione di un effetto dinamico che determina o ridetermina lo spazio dell’azione in cui lo scatto fotografico viene stabilito.

Opero una sorta di decostruzione linguistica di origine semiotica all’interno della composizione visiva.
Cerco di stabilire un’unità bifrontale del segno che consiste nel designare il suo rapporto di denotazione che è, a sua volta, sia significato che significante.
Avviene un multiplo passaggio di ricerca linguistica. Visiva, linguistica e musicale.

Cerco l’immaginifico nel ritmo che essa produce e cado in una profonda commozione di fronte la musicalità del dinamismo della prospettiva.
Questo passaggio irrazionale posto alla fonte della creatività produce delle vibrazioni parallele che collocano i tre linguaggi (visivo, linguistico e musicale) in uno stesso livello organico.

Mi pongo all’interno di uno spazio e lo guardo sottraendone il significante.
Poi improvvisamente qualcuno passa davanti al mio obiettivo e tutto riprende vita, i punti di fuga tornano a delineare una prospettiva, e la profondità di campo riprende il significante perduto.
Tutto ritorna ad essere come era nel attimo che precede la trasmutazione intellettuale e quindi lo scatto fotografico.

Talvolta accade l’incontrario: qualcuno evade dallo spazio e questo rimane muto e assorto nella sua particolarità stilistica fino a perdere il controllo del significante, piombando così nel caos dell’incomunicabilità visiva.

Oppure divento io stessa movimento per trarre linfa da oggetti immobili e muti, ignari della loro potenziale dinamicità armonica, e ristabilire così l’esile equilibrio tra realtà e interpretazione personale dei fatti.

Voilà.