Prefazione di Denis Curti

Direttore Contrasto - Milano


Guardare, pensare, eseguire. L’occhio dell’artista è diverso. Lo sguardo di Domiziana Giordano si concentra su uno spazio che non è statico, è in movimento e in mutamento. L’artista costruisce le sue letture per una nuova e diversa riflessione della presenza utilizzando un apparecchio fotografico o una telecamera di sorveglianza. E l’apparente marginalità di un frammento o di un passaggio sfuggente si connota, recuperato, in un percorso che annulla le distanze, per esser varco fra prospettive e sospensioni. Nell’obiettivo, inquadrature, particelle e schegge di realtà. In cornice, processi, vitalità, dove le soffuse ed estemporanee presenze sono ricondotte a riconoscimento di un’esistenza.

Nel riportare a luogo lo spazio omogeneo e incolore l’artista, dunque, recupera la presenza rendendo reale ciò che, nell’indifferenza, si disperde nel transito. E’ un impegno per dare visibilità alla propria posizione nel mondo offrendo della realtà una nuova dimensione di accoglienza: un’azione, un intervento che riconosce e vince l’assurdo, incessante ritmo, astratto e omogeneo, di un percorso senza traccia, dove ogni impronta scompare.

Dedicata al silenzio e a quel momento che non ha titolo e che svanisce senza essere mai visto, l’opera si dispone su una piano-sequenza che alimenta e manifesta l’artificio di una condizione, il recupero di un’espressione: decostruire per ricomporre, utilizzare frammenti dispersi e fuggevoli momenti. Nel disegno critico si esprime la mappa di un pensiero, di un elaborato itinerario di passione e di conoscenza. E’un uso della fotografia (e dell’immagine in genere) rivolto a definire altre prospettive, riconducendo a superficie un flebile istante e un paradosso della presenza.
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Distanze da superare. Con il treno, in automobile, percorriamo strade per accorciare e annientare il distacco, l’intervallo che ci separa da una meta, che è vista come pausa e inerzia. Si corre e si supera con passo frettoloso e con occhio distratto ciò che, creduto sterile, verrà tralasciato e disperso. Apparenti momenti da comprimere e da abbreviare.
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Invenzione e traduzione. Solo nel superamento della “latitanza” riusciamo ad accostarci alla comprensione delle cose e del mondo.
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Visioni per l’oggi. L’arista assedia lo spazio che sfugge alla lettura di colui che non guarda. L’impegno di Domiziana Giordano si dispone attraverso un percorso che in modo efficace dilata, in tempi e mondi possibili, le dissonanti evoluzioni della presenza; stabilisce, in una sequenza ricca e ritmata, rinnovati accessi. La superficie fotografica rende in forma di figura composita i suggestivi segni cromatici, e le temporali oscillazioni (tra un fotogramma e l’altro) forniscono all’immagine intera un ricercato movimento. Ai nostri occhi appaiono allora non neutre presentazioni ma strappi, per costringere a rivedere, e riportare a noi ristabilite azioni, atti d’orientamento. In questa luce progettuale le porzioni, le scansioni e gli istanti, varcano il limite di una condizione di esclusione – perdita - di uno stato in cui l’interesse per l’esistente si perde in un non-luogo di visibilità.

Un modello esplicativo, manifesto d’identità, denso di significato che ben chiarisce la relazione tra il sé e l’altro. Il teatro dell’esistente si rende, dunque, nell’emozione del pensiero di colei che riesce a violare e a rendere intelleggibile il consumo del tempo che, ai più, risulta una naturale perdita.